mercoledì, 28 giugno 2006

L'attore

(INSPIRATION - photo challenge -Ispirazione in bianco e nero )

postato da: ziagrariama alle ore 23:06 | Permalink | commenti (34)
categoria:ritratti, b/n , inspiration - photo challenge -
domenica, 25 giugno 2006

BUIO, POI BUIO E POI ANCORA BUIO….ATTRAVERSO LE PAROLE…. LEGGERE GLI SGUARDI...Era l’anno…. e la signora dai molteplici interessi, guardandosi dentro, sente il bisogno di rifugiarsi in un mondo a lei caro, il teatro. Si reca in uno splendido luogo, tra le colline al confine tra le Marche e la Romagna, per partecipare…e non a caso…ad un  laboratorio residenziale di scritture per il teatro "SGUARDO MEMORIA RACCONTO" condotto dal gran maestro Massimo Marino. E' uno sguardo sul teatro. E' il cercare le modalità per trasmetterne la memoria, soprattutto dei laboratori e delle opere dell'Arboreto... www.arboreto.org

…E' arrivata la sera e insieme anche la stanchezza di tutti i compagni del gruppo. Decidono di mangiare in un agriturismo, poco distante dalla foresteria, la loro momentanea abitazione. Ma .......il gran maestro ha una delle sue pensate “lavoro a sorpresa” che comunicherà a fine cena". In quel momento, tutti hanno desiderato il suo ammutinamento. Durante la cena, i compagni di ventura hanno tentato di fargli bere qualche bicchiere di vino in più. E' andato a buca. Riuniti sotto il patio della foresteria, il gran maestro ha comunicato il lavoro-sorpresa, preannunciato "una passeggiata nel bosco". Dovevano seguirlo con il massimo silenzio, senza far domande. Erano le ore 24.30, quando è iniziato il cammino. Tutti in fila indiana, percorrevano stradine sterrate in salita, gradini, tra arbusti pieni di spine. Buio, poi buio e poi buio ancora. All'inizio del percorso, gli occhi della signora dai molteplici interessi non riuscivano a vedere. Seguiva i suoi compagni. Grande affanno, rallenta il passo. Li sente allontanare. Si ferma e accende il cellulare, unica fonte luminosa in quel momento. Sente avvicinare altri passi. Erano due, dei suoi compagni d’avventura, rimasti dietro. Tira un sospiro di sollievo. Nessuno dei tre, conosce il sentiero. Fa una domanda, ma non riceve risposta. Loro osservano le regole. Ma, lei....la signora dai molteplici interessi, in quel momento, non ne sente il bisogno. Si rimette in cammino sotto i raggi della luna che riescono a  filtrare tra i rami fitti. Qualche lucciola quà e là. Rumori di passi lontani che schiacciano foglie o sassolini. Ha sentito abbaiare un cane. Lei spera sia lontano. Sente dolore alle gambe. Si è graffiata passando tra i rovi. Non conosceva il percorso, ma sapeva che doveva andare. Il paese è in alto. E’ sicura, quella strada porta proprio nella giusta direzione. L'ansia, l’assale. Temeva di perdersi ed era sola. Anche se urlava nessuno poteva e doveva risponderle. Era una regola, un compito. Telefona ad un suo amico. Gli racconta l'avventura e l’ accompagna nel viaggio, senza conoscere la strada o il luogo. Era rassicurante la sua voce, sapeva di poter contare su di lui se si perdeva. Ad un tratto la strada diventa asfaltata e continua a salire. In cima ci sono delle costruzioni, ma non è ancora il paese. Lei lo riconoscerebbe. Tutto illuminato finalmente, ma tutto tace.  Sentiva solo la sua voce che rompeva il silenzio del bosco. C'è un bivio. Non sa dove andare. Non sente più neanche i compagni lasciati dietro. Guarda in alto. La luce del paese è li, a pochi passi. Prosegue il suo cammino e finalmente ecco le mura dell'antica cittadina. Non sa cosa fare. Nessuna presenza conosciuta. Ritorna giù verso la foresteria ma questa volta decide di  camminare per la strada asfaltata. La strada sotto i piedi si scaldava. Toglie la giacca di pelle e l'annoda intorno alla vita. Il cielo è stellato e si sente in compagnia. I cartelli stradali indicano la vicinanza del luogo che li ospita. E’ arrivata. Svolta, ancora strada sterrata e poi due curve e finalmente il parcheggio. Non aveva le chiavi, non poteva entrare in casa ma solo nella sua macchina sistemata nel parcheggio. Apre la sua auto, si siede ed ascolta musica. Dallo specchietto vede che arriva qualcuno. Sono due dei suoi compagni. Si fa avere le chiavi, entra nella foresteria, si prepara per la notte. Sente solo i passi dei suoi compagni. Loro sono rimasti sotto il patio, probabilmente attendono di ricompattare il gruppo. Lei è troppo stanca, e ha raccolto troppa ansia, troppe emozioni. Sa che nella sua camera c'è la valigia della sua compagna. Non le interessa. Non intende aspettare ancora le loro non risposte. Si chiude a chiave la porta della sua camera. Spegne la luce. Sono le tre, buonanotte a tutti e a tutto. Il mattino la sua sveglia è sempre puntuale, la chiama e poi la richiama ancora. Dietro la porta sente la voce di una delle sue compagna  e poi un toc toc sulla porta. Era ancora un pò arrabbiata la signora dai molteplici interessi….avvertiva ancora pesanti quelle regole così ferre, nella notte. Non le ha risposto, allora è giunta la voce del gran maestro "SVEGLIA!!!!" Ha capito in quel momento che il gioco era finito. Si è alzata, lavata, vestita e ha deciso di andare al bar del paese a far colazione. Al ritorno ha portato loro dei dolcini… Si sono sistemati intorno al tavolo sotto il patio e hanno ripreso a lavorare. Non si è più parlato dell’episodio singolare della notte ma il nuovo compito affidato era proprio quello di raccontare il luogo della residenza e quindi anche il bosco.

Ieri ho sentito il bisogno di ritornare lì….avrei voluto ripercorrere la camminata notturna partendo

dalla piazza del paese

per raggiungere la foresteria, in  senso inverso, ma…

all’inizio del bosco, 

tante lucciole mi hanno accolta con il loro benvenuto e io, incantata da questa magica festa, mi son fermata lì ad osservarle per qualche minuto. Poi, in silenzio ho fatto retromarcia e son ritornata nella piazza del paese. Un gruppo di persone, fermo al bar, era seduta per rinfrescarsi e far due chiacchiere…Tra queste individuo una figura conosciuta. Era lui…uno dei miei compagni del gruppo di quel laboratorio. Un incontro casuale…preannunciato dalle fate lucciole. E’ stato bellissimo….uno scambio festoso e poi nuove notizie. Mi dice che dall’Arboreto c’è sempre l’idea di portare a termine l’obiettivo  dell’esperienza laboratoriale di "SGUARDO MEMORIA RACCONTO” per trasmetterne la memoria, soprattutto dei laboratori e delle opere. La mia disponibilità è completa…. E’ un sogno….

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domenica, 18 giugno 2006

L’ALBERO DEL GELSO DELLE MIE VACANZE ESTIVE ....

Ripercorro la strada al contrario per uscire dall’antico borgo di Castelnuovo e passo ancora sotto l’albero del gelso. Riaffiorano alla memoria le mie urla di gioia che emanavo quando la scuola chiudeva i battenti….…..è finitaaaaaaaaa.

Iniziavano le mie vacanze estive. Ero ancora una bimba e mio fratello ancora più di me….e ogni estate, i miei genitori si apprestavano a preparare le nostre vacanze. Era l’appuntamento fisso con le mie cugine e i miei cugini….più piccoli e più grandi, coetanei.

La nostra casa delle vacanze era un casello ferroviario

 

ad un chilometro dalla stazione ferroviaria e a 100 metri dal mare. Era una grande festa il nostro incontro. Due lunghi mesi insieme, di giochi, di mare e di vita fatta all’aria aperta. Una splendida vacanza. L’abitazione estiva era collocata tra….

 

   

….una splendida pineta

e le meravigliose dune. Tutt’intorno un piazzale per i momenti conviviali. Sul davanti della casa

 il mio papà aveva fatto sistemare l’altalena.

Intorno qua e là….

alberi di fichi,

fichi d’india

e il grande albero del gelso.

Quell’albero era il mio rifugio, in ogni momento. Mi nascondevo sulle sue forti braccia quando litigavo con i miei cugini, con i miei genitori, quando ero malinconica con i miei amori. Quando l’albero era pieno di frutti….salivo su per farmi le grandi scorpacciate delle bianche e nere, more di gelso. Da lì vedevo tutto e tutti e sovente riflettevo le mie successive azioni e le mie relazioni.

Qualche anno fa, son ritornata a visitare la mia casa delle vacanze ma una strana malinconia mi ha colta..…

La porta era aperta….ho sbirciato. Troppi fantasmi….

Lo stato di degrado assoluto ha fatto rimuovere dalla mia mente quel ricordo che è riaffiorato con l’albero del gelso.

postato da: ziagrariama alle ore 19:49 | Permalink | commenti (16)
categoria:i miei luoghi, narrando