giovedì, 26 luglio 2007

 A PROPOSITO DI ANZIANI  

 

Molto tempo fa, ho letto sul settimanale D la Repubblica delle donne del 24 gennaio 2004, la rubrica di Umberto Galimberti con la sua risposta ad una lettera.

(ne ho conservato la pagina e la copio interamente)

Iniziava così…

 

 “desiderio d'autunno”

Invecchiare ci farebbe meno paura se non ci fosse tolta la libertà di confonderci ancora con l’amore”.

 

C’era una volta una famiglia numerosa, di nobili origini ma con il patrimonio dilapidato dai suoi stessi componenti, per le numerose donazioni, esagerate e senza controllo.

La famiglia viveva a Torre del Greco a un passo da Napoli. Babbo e mamma avevano messo al mondo undici figli. Tra questi il più piccolo si chiamava Francesco ed era il più bizzarro ma anche il più artista. Francesco era il maschio più giovane e il più coccolato dalle tante sorelle.

Di mestiere faceva un po’ di tutto, sapeva fare tutto, ma lavorava a meraviglia il corallo e, diventato adulto, decise di spostarsi in Toscana, a Viareggio, vendendo i coralli e i cammei che lui stesso creava. Non si spostò da solo, volle con sé la sorella prediletta, quella che lo accudiva con più amore, perché era fatta così; era fatta donare.

Francesco detto Ciccillo e la sorella zi ’Ntunetta vennero ad abitare a Viareggio e dopo un po’ vennero raggiunti da un altro fratello, il quale si sposò in Toscana, ebbe dei figli, i figli ebbero dei figli e zi ‘Ntunetta faceva tutto per loro.

Anche Ciccillo si sposò con una signora molinese e anche loro ebbero dei figli e i figli altri figli e zi ‘Ntunetta cucinava, lavava, stirava, puliva la casa per tutti con tanta dolcezza e tanto amore.

Gli anni passarono e….lei si trovò anziana e sola perché aveva dedicato la sua vita ai fratelli, ai nipoti e ai bisnipoti.

Zi ‘Ntunetta diventò vecchia e i nipoti di Viareggio non la vollero più in casa, perché non era più capace di accudire nessuno. Era un’anziana donna zitella.

Il nipote Antonio, delicato e sensibile, si prese a cuore il caso e trovò per lei una sistemazione dignitosa in una casa di riposo vicino a Molina.

La zia aveva occhi di un blu intenso e…venne notata da un ospite della casa.

Il reparto femminile della casa di riposo era al piano di sopra e quello maschile al piano di sotto. Nacque un amore appassionato tra i due, l’amore che lei non aveva conosciuto prima, lo trovò proprio li, in quel malinconico parcheggio destinato agli addii definitivi.

Lui la guardava dal basso e lei si affacciava alla balaustra, si toccavano in giardino. Si amarono di vera passione. L’amore esercitò un potere miracoloso sulla salute di entrambi. Ringiovanirono, imbellirono e si amarono di nascosto perché le suore ostacolavano la loro passione. Il nipote Antonio, che andava a trovare zi ‘Ntunetta, ogni giorno, riceveva continue lamentele da parte delle suore che, scandalizzate, decisero di spostare lui in un altro reparto.

Lui si lasciò morire pur di non esser allontanato da lei. Morì dopo averle gettato l’ultimo fiore.

Zi ‘Ntunetta morì il mese dopo, con un particolare languido sorriso sulle labbra, che avevano conosciuto il sapore dei baci, per la prima volta li, in quel malinconico parcheggio, tra la vita e la morte.

Antonietta Timpano – Pisa

 

Se è vero che il contrario della morte non è la vita, ma l’amore, perché non c’è vita che riesca a sostenersi senza amore, dobbiamo dire che l’amore non si congeda dalla vita con l’età, ma accompagna tutta la vita e la alimenta. E quando dico “amore” includo anche quello fisico, di cui i vecchi come i bambini, hanno un immenso bisogno, oltre che memoria, ricordo e rimpianto.

Nella nostra cultura invece i vecchi cessano di essere riconosciuti come soggetti erotici, e questo disconoscimento amputa in loro le capacità affettive che sono  poi quelle da cui il vecchio trae il maggior alimento per continuare a vivere. Per questo i vecchi muoiono, e muoiono malinconicamente, perché il loro corpo, già indebolito dalla senescenza, è divenuto ormai un ostacolo piuttosto che un veicolo per essere al mondo. E’ stato deprivato dalla possibilità di amare e quindi di quel ricambio e accrescimento d’energia che sempre ha luogo nel contatto corporeo, dove la sensualità, e non la sessualità, che ne è molto spesso solo la difesa, nutre la voglia di vivere.

Mi raccontava un medico gerontologo che numerose persone anziane si confessano preoccupate di avere ancora voglia di “far l’amore” e però chiedono una medicina per “far passare la voglia”.

Questa richiesta non è una risposta al loro desiderio, ma una risposta al pregiudizio sociale che associa il sesso alla giovinezza e lo ritiene indecoroso nella vecchiaia. Con che diritto spegnamo il desiderio nei vecchi a partire dai nostri pregiudizi? La sensualità è piacere, curiosità, creatività, energia vitale che il corpo sa offrire per vivere. Perché sopprimere questo potenziale di vita che un corpo ancorché decadente, è ancora in grado di dare?

Si fa un gran discutere di eutanasia, ma forse questa incomincia non con l’iniezione finale, ma molto prima quando si proibisce a un corpo l’espressione di sé. Allora il corpo, invece di aprirsi e relazionarsi all’altro attraverso quei veicoli suoi propri che sono il toccarsi, l’accarezzarsi, il coccolarsi, si racchiude nella solitudine del suo isolamento e nel silenzio del suo desiderio di vita, che è poi un desiderio d’amore, a cui non si è data alcuna risposta, quando addirittura non la si è proibita.

 

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venerdì, 20 luglio 2007

  DEDICATO AGLI ANZIANI 

 

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i consuoceri: è ora di far conti....

postato da: ziagrariama alle ore 03:39 | Permalink | commenti (4)
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domenica, 15 luglio 2007

  DEDICATO AGLI ANZIANI 

 

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prima della partenza....foto ricordo e saluti

postato da: ziagrariama alle ore 02:15 | Permalink | commenti (2)
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