LA DISFIDA DI BARLETTA
….L’amore tra Ettore e Ginevra
"….mi dovetti persuadere che quell'amore ch'io credevo scorgere in lei, era stato un sogno della mia immaginazione…. Me n'andai, come il solito, a veglia in casa del padre di Ginevra… dissi a lui, come avevo fisso di partire la mattina veggente….. volevo andar a combattere, perciò fosse contento darmi licenza. Il conte lodò il mio proposito, ed io colla coda dell'occhio pur guardavo, non privo affatto di speranza, che viso facesse Ginevra. Pensa quale diventai vistole mutar il color del volto, e farlesi rosse le palpebre! Di furto mi saettò un'occhiata che troppo mi diceva…………. oramai non potevo ritrarmi coll'onor mio…………… quando mi trovavo il più contento e felice uomo del mondo, eseguire la mia malaugurata partenza: di qui nacque ogni mia sciagura
…….. Io mi morsi le mani………ma non vi era rimedio……
Mi tolsi di quivi, e tutta la notte andai vagando per le strade come forsennato; e più volte fui per finirmi.
Per vera virtù di Dio pure mi rattenni.
Il dolore, lo struggimento di cuore ch'io provavo era tanto, che le parole non ne saprebbero dire la millesima parte, con certe strette al petto che mi levavan l'anelito, e mi pareva ogni tratto di soffocare:
nè potendo sopportar più una vita tanto dolorosa e travagliata, formavo i più strani consigli, le più pazze risoluzioni del mondo...."
M. D’Azeglio
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