venerdì, 25 aprile 2008

  IL SOFFIO DELLA LIBERTA’ 

25 aprile 

"Tornano segni di odio qua e là per l'Europa e non solo.

La Resistenza non può finire: è ancora una scelta di vita".

 

 

Contro i vuoti di memoria….voglio sottolineare la consapevolezza delle condizioni di oppressione del presente e l’azione  per la liberazione interpretata in modo semplice e diretto.

giovedì, 24 maggio 2007

   IL 23 MAGGIO  

Voglio ricordare il 15° anniversario della strage di Capaci che costò la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e a tre uomini della loro scorta Rocco di Cillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani. Pochi mesi più tardi, il 19 luglio 1992, la stessa sorte toccò all'altro magistrato in prima linea nella lotta a Cosa Nostra, Paolo Borsellino, ucciso sempre con il tritolo, davanti all'abitazione della madre, in via D'Amelio.

Con LIBERA  http://www.libera.it/index.asp  sono state organizzate una serie d’iniziative…da Milano a Palermo per non dimenticare le vittime della violenza mafiosa .

A Palermo è attraccata la “nave della legalità” con migliaia di giovani studenti provenienti da tutta Italia sbarcati in Sicilia per testimoniare il loro NO alla mafia.

Altre centinaia di studenti e docenti, sono sfilati in cortei.

Sono state stese le “lenzuola della legalità” realizzate dalle scuole.

E’ necessario ricordare per costruire il futuro.

E’ necessario lottare per dare valore ai diritti e alla legalità

E’ necessario combattere l’indifferenza

postato da: ziagrariama alle ore 00:29 | Permalink | commenti
categoria:per non dimenticare, pace e diritti umani
giovedì, 08 marzo 2007

8 MARZO 2007

“GIORNATA DELLA DONNA”

 

 

(cliccare sulla foto per ingrandire)

 

Ieri ho parlato della festa delle donne, con due miei amici.

Uno ha detto che la festa delle donne è diventata come la festa del papà, solo ad uso commerciale e poi mi ha fatto rilevare una delle notizie del giorno ascoltata su Rai 1

Salviamo la vita di kobra

http://www.radio.rai.it/radio1/zapping/ .

L’altro, in una sua riflessione mi ha detto che oggi è compito della donna, cercare di ritrovare un certo equilibrio nel rapporto

uomo-donna.

 

Dipenderà dal momento che sto vivendo, dipenderà dalla situazione locale che sento intorno a me, dal clima politico e sociale in cui sono immersa, da altri fattori, non so, certo è che oggi mi ritrovo qui a fare riflessioni sulla donna e non a festeggiare.

 

Da qualche giorno ho finito il mio precedente post “TRACCE NEL PAESAGGIO RURALE” che mi ha riportata nella memoria, ad un libro letto anni fa “Cira e le altre – braccianti e caporali

di Roberto De Giorgi.

Penso si trattasse dell’estate 1996. Partecipai ad una iniziativa culturale “incontro con l’autore”, in una piccola piazzetta, di una cittadina, nella provincia di Taranto, Grottaglie.

Si parlò della situazione delle donne, del lavoro nelle campagne e del caporalato in agricoltura.

Allora, ancora una volta, si affrontò il problema, in generale, dello sfruttamento e della manodopera agricola e in particolare dello stesso tema ma al femminile.

Il libro che parla di una testimonianza e di una storia di lotte sindacali, tutta meridionale, è dedicato ad Annamaria Torno, bracciante, morta a 18 anni, il 1° marzo del 1996, vittima del caporalato. Era su un pulmino, carico di braccianti, ne avrebbe dovuto tenere 9, ma le lavoratrici erano in 14. Un tamponamento e la donna perse la vita.

Nel romanzo-documento, Cira, la protagonista, era bracciante come la sua mamma, una tradizione famigliare da cui si fatica ad uscire. Qui, emerge da parte delle lavoratrici, il senso del disprezzo misto alla riconoscenza per il caporale che dà e toglie lavoro. Agli occhi delle donne, i caporali assicurano un lavoro, se pur precario, essenziale per vivere e non importa se questo è senza regole e senza diritti. La legge è del caporale. Loro hanno diritto a tutto, anche allo stupro delle braccianti, come l’autore del libro fa rilevare.

Una storia ripetibile in ogni luogo dove la fame di lavoro offre, in generale, poche alternative e ancora di più alle donne, soprattutto, per quelle che non possono contare neanche su un titolo di studio. Per le donne si aprono strade a senso unico, una di queste è il lavoro nelle campagne.

 

Oggi, è l’otto marzo, ma in quei luoghi,  la conquista della coscienza del lavoro per la donna è ancora lontana.

 

Continuo la mia riflessione e i miei collegamenti sui luoghi legati allo sfruttamento al femminile.

 

L’altra sera ho visto con un gruppo di amiche, un film “Terra Promessa” di Amos Gitai, del 2004.

Un film che ho sentito in tutta la sua durezza e violenza.

Certamente non parla delle donne dell’Italia meridionale ma di quelle che provengono dall’Europa dell’Est, alla ricerca di un lavoro per costruire il loro futuro.

Certamente non si parla della Puglia bensì di Israele.

Luoghi diversi e distanti ma il mio pensiero mi conduce a collegare le diverse realtà per il tema dello sfruttamento femminile; per gli uomini che compiono le azioni, i trafficanti e i caporali, entrambi senza scrupoli; per gli stupri e le violenze.

Se, inoltre, ricordo, il momento della vendita delle schiave, l’arrivo dei pulmini nel luogo del mercato, il giro in senso circolare dei furgoncini per mostrare le ragazze stipate e poi nel buio totale, in un luogo esterno, dove si svolge l’asta e dove le donne vengono illuminate da grosse torce, e davanti a tutti, vengono spogliate da un’altra donna che gestisce l’asta, il tutto mi appare ancora più drammatico e violento. Lì vengono esaminate dai mercanti. Le schiave diventeranno le prostitute in fredde stanze di bordelli israeliani, e porteranno dentro la speranza di poter tornare libere, un giorno.

Nel film, appare chiara la denuncia dei fatti, si parla di un moderno mercato di schiave bianche, vendute come prodotto di consumo in un contesto sociale che rimane ancora maschilista e in cui, israeliani e palestinesi, riescono a mettersi d’accordo in questi loschi traffici, al di là delle idee politiche.

 

In entrambe le storie, emergono il tema del lavoro e le scene di stupri e di violenza di ogni genere.

 

Con queste parole, si capisce che non mi sembra sia il caso di festeggiare ma solo di riflettere su quanta strada c’è da fare ancora insieme e da sole, con un forte impegno, e non solo in questa giornata. E non ho parlato di molti altri aspetti come la violenza subita nelle famiglie (ogni giorno in italia, 7 donne, in media, denunciano violenze sessuali).

Ritorno sul lavoro. In questa società complessa, in cui il lavoro è diventato un problema per i giovani ma ancor di più per le giovani donne. Quelle che hanno compiuto un percorso di studi per emergere, per avere una cultura, per sentirsi emancipate, per non rimanere, indietro, sono costrette a  soccombere, ad adeguarsi, a fare lavori che non riconoscono i loro studi. Questo processo aiuta a determinare il modo di percepirsi e che stabilisce la vera differenza fra uomo e donna.

Pare assurdo parlare di pari opportunità quando i soggetti sono divisi in due gruppi e quando le donne vengono considerate, una categoria sociale ed economica e i loro diritti vanno affermati come una categoria. Le donne sono il 50% dell’umanità ma, sono, ancora, diffuse situazioni di marginalità dentro i settori più importanti del vivere civile e democratico.

 

Non vorrei parlar più di quote ma di civiltà nel mondo della politica, nel mondo del lavoro e del sociale.

 

 

Concludo con una vecchia canzone di Edoardo Bennato….”La fata”

http://www.nomorelyrics.net/it/titolo/2331-La_Fata-testi.html