C’era stata la corsa in Venezuela…subito dopo la guerra, la famiglia si è smembrata. Felipa ha accompagnato suo marito con il seguito dei suoi primi piccoli, Gina, ostacolata da qualcuno in famiglia, innamorata, ha seguito il suo cuore, in seguito deluso…. Mingo voleva un lavoro che gli permettesse di farsi una famiglia. Michele voleva diventare un famoso musicista.
Era la terra dei soldi.
Era la terra del sogno.
Alla nave, anche donne con la pancia che avrebbero fatto figli venezuelani all’arrivo.
In quella parte del mondo, era sufficiente una piccola poltrona per fare barba e capelli per poter ricostruire una serenità economica. Oggi sembra un film ma è la nostra realtà tra gli anni 45 e 50.
Avevo solo 3 anni, quando per la prima volta ho visto Gina.
Il mio pensiero corre alle sue attenzioni.
Una bella e sensibile donna.
Erano arrivati gli americani…così si diceva…
Mi aveva regalato il mio primo occhiale da sole che infilavo sul mio nasino per andare a spasso sulla carrozzella tra Gina e Vezio, il compagno che aveva scelto di amare e con cui mettere al mondo la loro preziosissima figlia.
A casa della nonna Mariuccia, scorrevano i filmati super 8, anche a ritroso…ci si soffermava per vedere solo i momenti di festa, i cugini, gli zii altri e poi racconti che non finivano mai.
A casa, di mamma e papà, grandi preparativi….succulenti pasti di cui ricordo i sapori antichi….una buona mollica fritta cospargeva una pasta fettucciata con bordi arricciati.
Il profumo era intenso quando sfumava quel goccio di vin cotto.
E poi in giro per la città, lunghe passeggiate.
Ricordo la partenza per il rientro, da Napoli. Grandi navi.
Ho rivisto Gina quando avevo 6 anni e poi a 9.
Chi sa a quando il prossimo incontro!
Poi, basta.
Ancora per un po’ di tempo, sono arrivati pacchi da quelle lontane terre.
Pezzi di stoffe coloratissime, avanzi di lussuosi abiti.
Gina dava, col suo raffinato gusto un tocco di eleganza agli abiti delle sue clienti e poi inviava gli avanzi dei tessuti in Italia.
Il mio primo abitino importante, da sera, giovane ed elegante è stato creato proprio con quei tessuti. Era verde di taftà e il corpino di pizzo dello stesso colore, tagliato sotto il seno, uno splendido tubino.
Forti emozioni all’arrivo di quei pacchi legati con lo spago, l’attesa e poi lo sfilare dei colori ad uno ad uno.
A cavallo tra il natale e il capodanno, 2000-2001, sono andata in Venezuela, ho rivisto quella splendida figura femminile con il suo dolore dentro e nelle mani e con le sue gioie fuori, Patrizia con le sue bellissime bambine. Quelle mani che le hanno permesso di vivere e di dare una vita dignitosa e rispettabile a se e a sua figlia, desiderata per tanto tempo e amata per tutta la sua vita.
L’ho stretta tra le braccia per l’ultima volta, quando sono andata via ed è così che voglio ricordarla stretta a me.
Ciao Gina